Home Chi Sono
Servizi
WordPress Sviluppo Web Server & Hosting Assistenza Tecnica Windows Android
Blog
Tutti gli Articoli WordPress Hosting Plesk Assistenza Computer Windows Android A.I.
Contatti

Come Migro un Sito su Nuovo Hosting Senza Downtime: La Mia Procedura Completa

Server rack in data center per migrazione hosting senza interruzioni di servizio

Come Migro un Sito su Nuovo Hosting Senza Downtime: La Mia Procedura Completa

La migrazione di un sito web verso un nuovo hosting è una delle operazioni che mi viene richiesta più frequentemente, e comprensibilmente è anche quella che genera più ansia nei clienti. “Il sito resterà offline?” è sempre la prima domanda che mi fanno. La mia risposta è sempre la stessa: se segui la procedura corretta, il downtime è praticamente zero. In oltre dieci anni di attività come system administrator, ho migrato centinaia di siti WordPress e non solo, da hosting condivisi a VPS, da un provider all’altro, da server italiani a server esteri, e in ogni caso sono riuscito a garantire la continuità del servizio senza che i visitatori si accorgessero di nulla. Il segreto sta nella pianificazione meticolosa e nell’esecuzione ordinata di ogni singolo passaggio. Non si improvvisa una migrazione, soprattutto se il sito è un e-commerce o una piattaforma con centinaia di utenti attivi. Ho scritto questa guida per condividere esattamente la mia procedura, passo dopo passo, così che anche tu possa migrare il tuo sito in totale sicurezza e tranquillità.

Perché si migra un sito? I motivi sono molteplici: performance insufficienti dell’hosting attuale, costi troppo elevati, assistenza tecnica carente, necessità di più risorse, migrazione verso un server con data center più vicino ai propri utenti, o semplicemente l’hosting provider che chiude o modifica le condizioni del servizio. Qualunque sia il motivo, la procedura di migrazione segue sempre gli stessi passaggi fondamentali. Quello che cambia è il livello di complessità in base al tipo di sito: un semplice blog WordPress è più semplice da migrare rispetto a un e-commerce WooCommerce con migliaia di prodotti e ordini in tempo reale, o un sito con configurazioni server personalizzate. In questo articolo copro tutti gli scenari, dal più semplice al più complesso, fornendo per ogni fase le istruzioni dettagliate sia per il metodo manuale via SSH che per il metodo con plugin. Ti guiderò attraverso ogni passaggio critico, dalla preparazione dei backup alla strategia DNS per garantire zero downtime, fino ai controlli post-migrazione che molti dimenticano e che possono causare problemi anche settimane dopo la migrazione.

1. Checklist Pre-Migrazione: Preparare Tutto Prima di Iniziare

Non tocco nulla finché non ho completato questa checklist. La preparazione è la fase più importante dell’intera migrazione: saltare anche un solo punto può causare problemi seri durante il processo. Dedico sempre almeno un giorno intero alla preparazione prima di eseguire qualsiasi operazione sul sito. Ecco la mia checklist completa che compilo per ogni migrazione che eseguo.

  1. Backup completo dei file del sito: scarico l’intera directory del sito, inclusi tutti i file di configurazione. Per siti WordPress, la directory critica è wp-content che contiene temi, plugin, upload e cache. Utilizzo il comando tar -czf backup-sito-$(date +%Y%m%d).tar.gz /percorso/sito/ via SSH per creare un archivio compresso. Conservo il backup sia sul server che in locale sul mio computer, e carico una copia anche su un servizio cloud come Google Drive o Amazon S3 per sicurezza aggiuntiva.
  2. Backup completo del database: esporto il database MySQL con mysqldump -u utente -p nome_database > backup-db-$(date +%Y%m%d).sql. Per database di grandi dimensioni (oltre 500 MB), uso l’opzione –single-transaction per evitare lock sulle tabelle durante l’export, specialmente su siti con traffico attivo. Verifico sempre che il file SQL non sia corrotto aprendolo e controllando che inizi con i comandi CREATE TABLE e finisca con la riga di completamento dump.
  3. Annota la versione PHP attiva sul vecchio hosting. Questo è cruciale: se il vecchio hosting usa PHP 8.1 e il nuovo ha PHP 8.2 o 8.3, potrebbero esserci incompatibilità con plugin o temi datati. Verifica con php -v da terminale o creando un file phpinfo.php con il contenuto <?php phpinfo(); ?> e visitandolo nel browser.
  4. Documenta tutti i plugin e le loro versioni: vai nella dashboard WordPress su Plugin → Plugin Installati e annota ogni plugin con la relativa versione. Puoi anche farlo da terminale con WP-CLI: wp plugin list –format=csv. Questo elenco ti servirà per verificare che tutto sia presente dopo la migrazione e per identificare rapidamente eventuali incompatibilità con il nuovo ambiente.
  5. Verifica le configurazioni personalizzate del server: controlla se ci sono regole .htaccess personalizzate, configurazioni PHP particolari nel php.ini o nel file .user.ini, cron job attivi, certificati SSL specifici o configurazioni di posta elettronica. Ognuna di queste dovrà essere ricreata sul nuovo hosting. Fai screenshot o copia in un documento ogni configurazione personalizzata.
  6. Abbassa il TTL del DNS almeno 24-48 ore prima della migrazione. Accedi al pannello di gestione DNS del tuo dominio e riduci il TTL (Time To Live) di tutti i record A e CNAME da quello attuale (spesso 86400 secondi, ovvero 24 ore) a 300 secondi (5 minuti). Questo è fondamentale perché quando effettuerai il cambio DNS, la propagazione sarà molto più rapida: i resolver DNS aggiorneranno la cache ogni 5 minuti invece di ogni 24 ore.
  7. Verifica lo spazio e le risorse del nuovo hosting: assicurati che il nuovo server abbia spazio disco sufficiente, la stessa versione PHP (o compatibile), MySQL/MariaDB con la versione corretta, e tutti i moduli PHP necessari (come GD, cURL, mbstring, intl). Confronta le specifiche dei due hosting per evitare sorprese durante la migrazione.

2. Scegliere il Metodo di Migrazione Giusto

Esistono sostanzialmente due approcci alla migrazione: manuale via SSH/FTP e tramite plugin WordPress. La scelta dipende dalla dimensione del sito, dalla tua esperienza tecnica e dalle caratteristiche del hosting. Io uso entrambi i metodi a seconda della situazione specifica, e qui ti spiego quando preferisco l’uno rispetto all’altro, con i pro e i contro di ciascuno.

Metodo manuale via SSH – Lo preferisco per siti di grandi dimensioni (oltre 1 GB di file o database sopra i 500 MB), per hosting che forniscono accesso SSH completo e quando ho bisogno del massimo controllo sul processo. È più veloce, non ha limiti di dimensione e non dipende da plugin che potrebbero avere bug o limitazioni. Richiede però competenze tecniche di base su terminale Linux e gestione database MySQL.

Metodo con plugin – Lo raccomando per siti piccoli e medi (sotto i 500 MB totali), per utenti meno tecnici e quando l’hosting non fornisce accesso SSH. I plugin che uso abitualmente sono:

  • Duplicator: il mio preferito per la migrazione manuale assistita. Crea un pacchetto contenente file e database, genera un installer PHP e gestisce automaticamente l’aggiornamento degli URL nel database. La versione gratuita ha un limite di 500 MB, ma la versione Pro lo elimina e aggiunge il supporto per hosting multisite e trasferimento diretto tra server.
  • All-in-One WP Migration: semplicissimo da usare, perfetto per migrazioni rapide di siti piccoli. Esporta tutto in un singolo file che puoi reimportare sul nuovo hosting. Il limite della versione gratuita è il peso dell’import fissato a circa 80 MB se non modifichi il php.ini, ma esiste un’estensione gratuita che aumenta questo limite. La versione a pagamento supporta import illimitati e destinazioni come Google Drive e Dropbox.
  • UpdraftPlus: lo uso principalmente come strumento di backup, ma ha anche ottime funzionalità di migrazione nella versione Premium. Permette di clonare un sito direttamente su un nuovo hosting e gestisce automaticamente la sostituzione degli URL nel database.
  • WP-CLI: non è un plugin ma uno strumento da riga di comando che uso frequentemente in combinazione con il metodo manuale. Il comando wp db export e wp db import sono essenziali, così come wp search-replace per aggiornare gli URL nel database dopo la migrazione.

3. Eseguire la Migrazione: Upload dei File e Import del Database

Questa è la fase operativa vera e propria. Descrivo qui entrambi i metodi in dettaglio, iniziando da quello manuale che è il più completo e flessibile. Qualunque metodo tu scelga, non modificare ancora il DNS: il vecchio sito deve restare operativo durante tutta questa fase, e i visitatori continueranno a vedere il sito sul vecchio hosting mentre tu lavori sul nuovo.

  1. Trasferisci i file sul nuovo hosting. Se hai accesso SSH su entrambi i server, il metodo più veloce è usare rsync direttamente da server a server: rsync -avz -e ssh /percorso/sito/ utente@nuovoserver:/percorso/destinazione/. Questo è enormemente più veloce che scaricare in locale e poi ricaricare. Se non hai SSH, usa un client FTP come FileZilla per caricare i file, ma preparati a tempi molto più lunghi per siti di grandi dimensioni. Per siti oltre 1 GB, il trasferimento FTP può richiedere ore.
  2. Crea il database sul nuovo hosting. Dal pannello del nuovo hosting (Plesk, cPanel, o phpMyAdmin), crea un nuovo database MySQL, un utente database e assegna tutti i privilegi all’utente sul database. Annota nome database, utente e password perché ti serviranno per aggiornare wp-config.php.
  3. Importa il database. Via SSH usa il comando: mysql -u nuovo_utente -p nuovo_database < backup-db.sql. Se il file SQL è molto grande, puoi usare pv per monitorare il progresso: pv backup-db.sql | mysql -u utente -p database. Via phpMyAdmin, usa la funzione Import caricando il file SQL. Attenzione: phpMyAdmin ha spesso un limite di upload di 50-100 MB; se il database è più grande, devi usare il metodo SSH o aumentare i limiti nel php.ini del server.
  4. Aggiorna wp-config.php sul nuovo hosting con le credenziali del nuovo database. Modifica queste righe con i nuovi valori:
define('DB_NAME', 'nome_nuovo_database');
define('DB_USER', 'nuovo_utente_db');
define('DB_PASSWORD', 'nuova_password_db');
define('DB_HOST', 'localhost');  // o l'host specifico del nuovo provider
  1. Aggiorna gli URL nel database se il dominio cambia o se stai passando da HTTP a HTTPS. Usa WP-CLI: wp search-replace ‘https://vecchiodominio.it’ ‘https://nuovodominio.it’ –all-tables. Se non hai WP-CLI, usa il plugin “Better Search Replace” o lo script PHP gratuito “Search Replace DB” di Interconnect/IT. Questo passaggio è fondamentale: senza la sostituzione degli URL, le immagini non si caricheranno, i link interni saranno rotti e il sito potrebbe mostrare una pagina bianca.
  2. Verifica i permessi dei file sul nuovo hosting. I permessi corretti per WordPress sono: 755 per le directory e 644 per i file. Il file wp-config.php dovrebbe avere permessi 640 o 600 per sicurezza. Correggi i permessi con: find /percorso/sito/ -type d -exec chmod 755 {} ; e find /percorso/sito/ -type f -exec chmod 644 {} ;.

4. Test del Sito sul Nuovo Hosting Prima del Cambio DNS

Questo è il passaggio che differenzia una migrazione professionale da una dilettantistica. Non cambio mai il DNS finché non ho verificato che tutto funzioni perfettamente sul nuovo hosting. Esistono diversi metodi per testare il sito sul nuovo server senza modificare i DNS pubblici, e io li uso tutti prima di procedere con lo switch definitivo.

  1. Modifica il file hosts del tuo computer per puntare il dominio all’IP del nuovo server. Su Windows modifica C:WindowsSystem32driversetchosts, su Mac e Linux modifica /etc/hosts. Aggiungi una riga come: 123.456.789.0 tuodominio.it www.tuodominio.it (dove l’IP è quello del nuovo server). Questo fa sì che solo il tuo computer veda il sito sul nuovo hosting, mentre tutti gli altri visitatori continuano a vedere quello vecchio. Ricorda di rimuovere questa riga dopo il cambio DNS effettivo.
  2. Verifica il funzionamento generale: naviga tutte le pagine principali, verifica che le immagini si carichino correttamente, testa i form di contatto, verifica il login alla dashboard WordPress, controlla che tutti i plugin siano attivi e funzionanti. Fai particolare attenzione a eventuali errori nel log di PHP: tail -100 /percorso/sito/wp-content/debug.log (se il debug è attivo) o controlla i log degli errori del server web.
  3. Testa la velocità di caricamento: confronta i tempi di risposta tra vecchio e nuovo hosting. Puoi usare gli strumenti di sviluppo del browser (F12 → scheda Network) per verificare il TTFB (Time To First Byte). Se il nuovo hosting è significativamente più lento, potrebbe esserci un problema di configurazione da risolvere prima del go-live.
  4. Verifica il certificato SSL: se il nuovo hosting usa Let’s Encrypt, il certificato potrebbe non essere ancora attivo per il tuo dominio perché il DNS punta ancora al vecchio server. Molti pannelli di hosting come Plesk e cPanel permettono di generare il certificato SSL anche prima del cambio DNS usando la validazione via file. In alternativa, accetta temporaneamente l’avviso di certificato nel browser e verifica il resto del sito. Il certificato SSL definitivo si configurerà dopo il cambio DNS.
  5. Testa le funzionalità critiche: se è un e-commerce, fai un ordine di prova. Se ha membership, prova la registrazione e il login degli utenti. Se usa API esterne, verifica che le connessioni funzionino dal nuovo server. Controlla che i cron job di WordPress funzionino visitando wp-cron.php manualmente.

5. Strategia DNS per Zero Downtime e Propagazione

La gestione del DNS è l’aspetto più critico per garantire zero downtime durante la migrazione. Se hai seguito il mio consiglio di abbassare il TTL 48 ore prima, ora la propagazione sarà veloce. Ecco la strategia che seguo per lo switch DNS, affinata in anni di migrazioni complesse e sempre efficace anche con siti ad alto traffico.

  1. Esegui un backup finale del database del vecchio hosting subito prima del cambio DNS, per catturare eventuali modifiche dell’ultimo minuto (nuovi ordini, commenti, registrazioni utenti). Importa questo backup fresco sul nuovo hosting per avere i dati più aggiornati possibile. Per siti con contenuto dinamico costante (e-commerce attivi), valuta di mettere il vecchio sito in modalità manutenzione per i pochi minuti necessari all’ultimo sincronismo dei dati.
  2. Modifica i record DNS: accedi al pannello del registrar del dominio (o del servizio DNS che usi, come Cloudflare DNS) e cambia il record A in modo che punti all’IP del nuovo hosting. Modifica anche il record AAAA se il nuovo server supporta IPv6, e aggiorna eventuali record CNAME per il sottodominio www. Se usi Cloudflare come DNS proxy, il cambio è praticamente istantaneo perché il DNS è gestito dalla loro rete anycast.
  3. Monitora la propagazione DNS con strumenti come whatsmydns.net o dnschecker.org che mostrano lo stato della propagazione in tempo reale da diversi punti nel mondo. Da terminale puoi usare dig tuodominio.it +short per verificare quale IP viene risolto dal tuo resolver DNS locale.
  4. Mantieni attivo il vecchio hosting per almeno 48-72 ore dopo il cambio DNS. Durante questo periodo, alcuni visitatori con resolver DNS lenti potrebbero ancora raggiungere il vecchio server. Se il vecchio sito è ancora raggiungibile, questi utenti non avranno errori. Non cancellare l’account del vecchio hosting finché non sei assolutamente certo che la propagazione sia completata ovunque e tutto funzioni correttamente sul nuovo server.
  5. Dopo la propagazione completa, rialza il TTL del DNS al valore standard (3600 o 86400 secondi) per ridurre il carico sulle query DNS e migliorare le performance di risoluzione per i visitatori abituali del sito.

Un consiglio che do sempre: se possibile, programma la migrazione DNS nelle ore di minor traffico del tuo sito. Per i siti italiani, tipicamente il momento migliore è tra le 2:00 e le 6:00 di notte durante un giorno infrasettimanale. In questo modo, anche se qualcosa dovesse andare storto, avrai il tempo di correggere prima che il grosso del traffico arrivi la mattina. Per siti internazionali, scegli un momento in cui il traffico è al minimo analizzando le statistiche di Google Analytics.

6. Configurare SSL e Gestire le Considerazioni Email

Due aspetti che molti trascurano durante una migrazione sono il certificato SSL e la posta elettronica. Entrambi possono causare problemi significativi se non gestiti correttamente, e ho visto troppe migrazioni considerate “riuscite” trasformarsi in incubi perché nessuno aveva pensato alle email o al certificato HTTPS. Ecco come gestisco questi due aspetti critici in ogni migrazione che eseguo.

  1. Genera il certificato SSL sul nuovo hosting subito dopo il completamento della propagazione DNS. Con Plesk uso la funzione integrata di Let’s Encrypt che genera e installa il certificato in automatico. Con cPanel, vai su SSL/TLS Status e usa AutoSSL. Da riga di comando, puoi usare Certbot: certbot –apache -d tuodominio.it -d www.tuodominio.it per Apache o certbot –nginx -d tuodominio.it -d www.tuodominio.it per Nginx. Verifica che il redirect da HTTP a HTTPS funzioni correttamente dopo l’installazione del certificato.
  2. Gestisci la posta elettronica con attenzione: questo è il punto dove vedo più errori nelle migrazioni fai-da-te. Se le caselle email del dominio erano gestite dal vecchio hosting, hai due opzioni. La prima è migrare anche le email sul nuovo hosting, il che richiede di ricreare tutte le caselle e importare i messaggi esistenti (con strumenti come imapsync per trasferire i messaggi via IMAP). La seconda, che io raccomando, è separare il servizio email dal hosting web usando un servizio dedicato come Google Workspace, Microsoft 365 o Zoho Mail, che sono indipendenti dal server web.
  3. Verifica i record MX: quando cambi il DNS, assicurati che i record MX puntino al server di posta corretto. Se le email restano sul vecchio provider, mantieni i record MX originali e cambia solo il record A per il sito web. Se migri anche le email, aggiorna i record MX per puntare al nuovo server. Un errore nei record MX significa che le email andranno perse o rimbalzeranno al mittente, causando danni potenzialmente gravi per l’attività del cliente.
  4. Aggiorna i record SPF, DKIM e DMARC se il server di posta cambia. Questi record DNS sono fondamentali per la deliverability delle email e per evitare che i messaggi inviati dal tuo dominio finiscano nello spam. Verifica che l’indirizzo IP del nuovo server sia incluso nel record SPF e genera nuove chiavi DKIM se necessario.
  5. Testa l’invio e la ricezione delle email immediatamente dopo la migrazione. Invia un’email di prova da una casella del dominio verso un account Gmail e viceversa, e verifica che tutto funzioni. Controlla anche che i form di contatto del sito WordPress inviino le email correttamente dal nuovo server, verificando la configurazione SMTP se usi plugin come WP Mail SMTP o Post SMTP.

7. Controlli Post-Migrazione: La Checklist Finale

La migrazione non è finita quando il DNS si è propagato. Ci sono una serie di controlli post-migrazione che eseguo sistematicamente nei giorni successivi per assicurarmi che tutto funzioni perfettamente e non ci siano problemi latenti che emergeranno più avanti. Questa checklist è il risultato di anni di esperienza e degli errori che ho visto fare (e che ho fatto io stesso in passato).

  • Verifica tutti i permalink: vai su Impostazioni → Permalink nella dashboard WordPress e clicca “Salva modifiche” anche senza cambiare nulla. Questo rigenera il file .htaccess con le regole di rewrite corrette per il nuovo server. Se le pagine restituiscono errore 404, questo passaggio spesso risolve il problema.
  • Controlla le immagini e i media: naviga diverse pagine e articoli verificando che tutte le immagini si carichino correttamente. Cerca nel database se ci sono URL che puntano ancora al vecchio dominio o a percorsi errati. Usa il plugin “Broken Link Checker” o il comando WP-CLI wp search-replace per trovare e correggere riferimenti obsoleti.
  • Verifica Google Search Console: se hai cambiato indirizzo IP o struttura URL, comunica a Google le modifiche. Controlla la copertura dell’indice e il report delle scansioni per assicurarti che il crawler di Google raggiunga correttamente il sito sul nuovo server. Se hai fatto un cambio di dominio, usa la funzione “Cambio di indirizzo” in Search Console.
  • Testa le performance con strumenti come GTmetrix, Google PageSpeed Insights e Pingdom. Confronta i risultati con quelli del vecchio hosting per verificare che le performance siano uguali o migliori. Se noti peggioramenti, verifica la configurazione della cache, la compressione GZIP/Brotli e le impostazioni PHP del nuovo server.
  • Verifica i backup automatici: configura immediatamente un sistema di backup automatico sul nuovo hosting. Non aspettare: se qualcosa va storto nei primi giorni e non hai backup sul nuovo server, potresti perdere dati. Uso UpdraftPlus configurato per backup giornalieri su cloud storage esterno come Google Drive o Amazon S3.
  • Monitora i log degli errori per i primi 7 giorni dopo la migrazione. Controlla quotidianamente i log di Apache/Nginx e il debug.log di WordPress per intercettare eventuali problemi emergenti. Molti errori si manifestano solo quando funzionalità specifiche vengono attivate dagli utenti (ad esempio un form di contatto, un processo di checkout o un cron job che si esegue settimanalmente).
  • Aggiorna le credenziali ovunque: se hai cambiato le password del database o dell’account hosting durante la migrazione, aggiorna tutti i riferimenti nei tuoi sistemi di gestione password e nella documentazione. Verifica che eventuali servizi esterni collegati al sito (CDN, servizi di monitoring, API) funzionino correttamente con il nuovo hosting.
  • Cancella il vecchio hosting solo dopo almeno una settimana di funzionamento stabile del nuovo server, e solo dopo aver verificato di avere backup completi e funzionanti. Prima della cancellazione, fai un ultimo backup del vecchio server come ulteriore rete di sicurezza che conserverai per almeno 30 giorni.

Domande Frequenti sulla Migrazione Hosting

Quanto tempo richiede una migrazione completa?

Dipende dalla dimensione del sito e dalla velocità dei server coinvolti. Per un sito WordPress standard (500 MB di file, database da 100 MB), il trasferimento dei dati richiede tipicamente 30-60 minuti. La propagazione DNS richiede da pochi minuti (con Cloudflare) a 24-48 ore nel caso peggiore. In totale, dalla preparazione al completamento dei controlli post-migrazione, calcolo sempre 2-3 giorni lavorativi per una migrazione professionale e senza fretta. Le migrazioni fatte di corsa sono quelle che generano più problemi.

Duplicator o All-in-One WP Migration: quale scegliere?

Per siti fino a 500 MB, All-in-One WP Migration è più semplice e veloce: esporta, importa e sei online. Per siti più grandi o migrazioni che richiedono personalizzazione, Duplicator è superiore: il suo installer PHP ti guida passo passo e gestisce automaticamente la sostituzione degli URL nel database, il test della connessione al database e la configurazione dei permessi. Se hai accesso SSH, il metodo manuale con rsync e mysqldump resta il più affidabile e veloce in assoluto, senza limiti di dimensione o dipendenze da plugin.

Cosa succede alle email durante la migrazione?

Se i record MX sono configurati correttamente, le email continueranno a funzionare senza interruzioni. Il problema si verifica quando il servizio email è legato allo stesso hosting del sito web e non separi i record DNS. La soluzione migliore è usare un servizio email indipendente dall’hosting (come Google Workspace) e configurare i record MX separatamente dai record A del sito. Se le email sono sullo stesso hosting, durante la migrazione del DNS ci potrebbe essere un breve periodo in cui alcune email vengono consegnate al vecchio server e altre al nuovo. Per questo mantengo sempre attivo il vecchio hosting per almeno 72 ore.

Come gestisco un e-commerce WooCommerce con ordini in tempo reale?

Per gli e-commerce attivi, la migrazione richiede un’attenzione extra. La mia procedura prevede: eseguire una prima sincronizzazione completa del database durante le ore di minor traffico, poi subito prima del cambio DNS fare un export differenziale dei soli ordini e utenti recenti e importarli sul nuovo database. In alternativa, metto il vecchio sito in modalità manutenzione per 15-30 minuti durante lo switch, eseguo l’ultimo dump del database e lo importo sul nuovo server. 15 minuti di manutenzione programmata sono sempre preferibili a ore di dati potenzialmente desincronizzati tra i due server.

Il cambio di hosting influenza il posizionamento SEO?

Se la migrazione è eseguita correttamente, l’impatto sul posizionamento SEO è nullo o minimo. Google non penalizza il cambio di hosting in sé. Quello che può causare problemi è: URL che cambiano senza redirect 301 appropriati, sito offline per periodi prolungati, drastico peggioramento delle performance (la velocità è un fattore di ranking), o errori tecnici come pagine che restituiscono 404 dove prima c’era contenuto. Seguendo la mia procedura, tutti questi rischi sono eliminati o minimizzati.

Posso migrare un sito WordPress multisite?

Sì, ma la procedura è significativamente più complessa. Il WordPress multisite utilizza tabelle database aggiuntive per ogni sottosito e configurazioni specifiche in wp-config.php e .htaccess. Il metodo manuale è quello che raccomando per i multisite, perché i plugin di migrazione spesso hanno limitazioni con questa configurazione. La versione Pro di Duplicator supporta il multisite, ma ho avuto risultati migliori con il metodo manuale di rsync più mysqldump più WP-CLI per la sostituzione degli URL. Ogni sottosito potrebbe avere URL diversi da aggiornare nel database.

La Mia Soluzione Definitiva

Migrare un sito web senza downtime non è magia, ma il risultato di una pianificazione meticolosa e un’esecuzione ordinata. La mia procedura, che ho condiviso integralmente in questo articolo, si basa su principi semplici ma fondamentali: backup ridondanti prima di iniziare, test completo sul nuovo hosting prima del cambio DNS, TTL basso per propagazione rapida e monitoraggio attento nei giorni successivi. Che tu scelga il metodo manuale o quello con plugin, l’importante è non saltare nessun passaggio e non avere fretta. Le migrazioni fatte di corsa, senza backup adeguati o senza test preventivi, sono quelle che finiscono con il sito offline e il telefono che squilla all’impazzata. Ho scritto questa guida perché so quanto può essere stressante una migrazione, specialmente quando il sito è quello di un cliente che conta su di te. Se la procedura ti sembra troppo complessa o se hai un sito particolarmente critico da migrare, come un e-commerce con centinaia di ordini giornalieri o una piattaforma con migliaia di utenti, contattami per una consulenza e pianificheremo insieme la migrazione perfetta per il tuo caso specifico.